Una caletta di sabbia chiara, pini che profumano di resina, un’acqua che sembra respirare da sola. A prima vista è il rifugio perfetto. Poi il nome ti parla all’orecchio: Baia dei Turchi. E la quiete si fa storia.

Arrivi a nord di Otranto, cinque chilometri scarsi. Parcheggi tra i campi, imbocchi il sentiero. La pineta ripara dal sole, la macchia mediterranea scricchiola, il mare appare all’improvviso. Sembra un quadro. Ombrelloni leggeri. Asciugamani a righe. Famiglie, coppie, camminatori. Nessuno alza la voce. Qui il vento fa da regista.
Non tutti sanno che questa mezzaluna di sabbia cade in un’area tutelata. Il litorale degli Alimini fa parte della Rete Natura 2000. Le dune costiere proteggono il retroterra. Le passerelle limitano l’erosione. In estate i varchi si riempiono, ma la linea resta sobria. Niente cementi, pochi chioschi, regole chiare.
Quando il mare portò la guerra
Il nome non è un omaggio turistico. È una ferita. Nel 1480 la flotta ottomana comparve all’orizzonte. Cercava un varco per l’assedio di Otranto. Le cronache parlano di questa insenatura come punto di sbarco. Gli studiosi non concordano tutti sul luogo preciso. Ma il toponimo rimane. Ricorda il momento in cui la storia del Mediterraneo cambiò direzione.
Dopo lo sbarco, l’assedio fu rapido e spietato. La città cadde ad agosto. La tradizione narra di ottocento uomini uccisi perché non vollero abiurare. Oggi li chiamiamo i Martiri di Otranto. Le loro ossa sono visibili nella Cattedrale di Otranto. La Chiesa li ha canonizzati nel 2013. Nel 1481 gli ottomani si ritirarono. Sulle mura rimasero i segni.
Qui sta il paradosso che tocca: una zona di guerra è diventata un tempio del relax mondiale. Dove sbarcarono soldati, ora scivolano kayak. Dove echeggiavano ordini, oggi si ascoltano cicale. È la forza dei luoghi che sopravvivono. E la memoria non toglie bellezza. La rende più completa.
Come leggere oggi Baia dei Turchi
Guarda il paesaggio con due lenti. La prima è geografica. La sabbia è fine. L’acqua degrada dolcemente, adatta anche ai bambini. I fondali sono limpidi nelle ore mattutine, quando il tramontana pulisce l’aria. I sentieri costieri collegano la baia alle altre spiagge degli Alimini. A piedi impieghi venti minuti tra una cala e l’altra. D’estate l’accesso può essere regolato. Porta acqua, rispetta le dune, resta sui camminamenti.
La seconda lente è storica. Se passi da Otranto, entra in Cattedrale. Il mosaico medievale sul pavimento racconta un mondo che teneva insieme oriente e occidente. Le teche dei Martiri danno un volto alle date. Uscendo, torna con la memoria alla baia. Ti accorgerai che anche il silenzio fa parte del paesaggio.
Qualcuno dice che “Baia dei Turchi” suoni male per un luogo così bello. Forse è il contrario. Il nome ci chiede di non dormire. Di godere del mare, sì, ma senza smarrire il filo. Qui il Mediterraneo ha cambiato pelle. Oggi ci stendiamo al sole dove un tempo si scelse una rotta. E ogni asciugamano, se ci pensi, è una piccola bandiera bianca. Che cosa portiamo a riva, quando la stendiamo?





